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Navigation – Plan du site Mythos Rivista di Storia delle Religioni AccueilNuméros13Dossier: Furio Jesi e la scienza ...Il cinghiale e il ragazzo bello. ... Chercher Sommaire - Document précédent - Document suivant 13 | 2019 Varia Dossier: Furio Jesi e la scienza del mito Il cinghiale e il ragazzo bello. Su «Adone» XVIII The Boar and the Pretty Boy. On «Adone» XVIII Gandolfo Cascio https://doi.org/10.4000/mythos.918 Résumé | Index | Texte | Bibliographie | Notes | Citation | Auteur Résumés Italiano English Questo saggio, attraverso un close reading del canto XVIII dell’ Adone mariniano, intende indagare come il mito, invece di essere solamente un vanto di erudizione, sia stato sfruttato in modo da dare, o “produrre”, un risulato affatto inedito. In particolare viene preso in esame il bellum amoris , già codificato da una millenaria tradizione, che qui però avviene tra il ragazzo e la bestia, che infine lo ucciderà. Questa variatio , che in sé espone anche alcuni tratti della parodia, da una parte umilia il mito originario, ma dall’altra ne esalta il vigore e la sua possibilità di rigenerarsi: dimostrando così la giustezza delle riflessioni di Furio Jesi sulla questione mitologica. This essay, through a close reading of the canto XVIII of Giovan Battista Marino’s Adone, investigates how this myth is not just a common display of erudition, but that it also gives, or “produces”, a truly original text. In particular, the paper studies the situation of the bellum amoris, already codified by a long tradition, which here takes place between the boy and the boar, that eventually will kill Adone. If this variatio, which looks like some kind of parody, on one side humiliates the original myth, on the other, it invigorates its own ability to regenerate. This gives credence to Furio Jesi’s thought on the matter of mythology. Haut de page Entrées d’index Keywords: reception studies, stylistics, Adone, Marino Giovan Battista, Jesi Furio Parole chiave: ricezione estetica, stilistica, Adone, Marino Giovan Battista, Jesi FurioHaut de page Texte intégral PDF Signaler ce document 1 Debenedetti 1999, 1207. Dobbiamo confessare di non essere tra i patiti degli animali, e che il tanfo di selvatico provoca in noi una vera allergia. Tutti i profumi dell’Arabia non bastano, ci sembra, a cancellare le esalazioni del gatto del cane dell’uccelliera domestica. Nelle nostre case già così soffocate, questi ospiti portano con impunito cinismo l’afrore e l’impudicizia dello stato di natura. Sarà che ci sentiamo inguaribilmente cittadini 1. 1 Questo proclama di Giacomo Debenedetti deve soccorrermi da un eventuale rimprovero per l’argomento di questo saggio, l’amore d’un cinghiale per il bel ragazzo così com’è dato nell’ Adone di Giovan Battista Marino ( 1623) . Il tema è di quelli che la buona creanza imporrebbe di non discutere, per quanto, va detto, la storia letteraria conosca diversi casi di amori tra umani e animali: quello di Pasifae o di Zeus che di volta in volta si travestì da cigno da toro da aquila pur di afferrare i suoi perseguitati; quelli ibridi dei centauri, dei tritoni e delle sirene, e poi di Calibano o Colapesce; mentre in epoca più recente mi viene da pensare alla Bella e la Bestia villeneuviana e all’ Iguana di Anna Maria Ortese, una: 2 Ortese 1986, 30. bestiola verdissima e alta quanto un bambino, dall’apparente aspetto di una lucertola gigante, ma vestita da donna, con una sottanina scura, un corsetto bianco, palesemente lacero e antico, e un grembialetto fatto di vari colori 2. 3 Militiae species amor est : Ovidio , Remedia amoris, II, 233. 4 Mutuo il termine da Kerényi 1964, 163-164. 2 La scelta per il gran libro secentesco non è stata suggerita dal tema, ma piuttosto dall’occasione che offre per riflettere sull’impiego della mitologia. Mi proverò, cioè, a verificare come il bellum amoris , il genere letterario codificato da Ovidio 3, nella stesura mariniana venne mortificata in qualcosa di più umile (una zuffa tra il cacciatore e la preda) ma eccitante, e come questa variatio possa essere interpretata secondo l’evoluzione del «mito genuino» 4. 5 Una visione d’insieme sul mito è data da Torre 2009 e Tomassini 2009; mentre un’utile scelta antolo (...) 3 Nel complesso, quello di Adone è il mito di un adolescente sedotto da una divinità viziosa 5, un motivo mitologico che conosce personaggi sia al maschile sia al femminile, sebbene quello virile si risolva generalmente in rapimenti e violenza. 6 Cfr. Russo 2008, 285. 4 Marino per la sua versione spolpò a piacere l e fonti che aveva selezionato: le Metamorfosi , il primo idillio di Bione, la Tebaide e Nonno, i volgarizzamenti di Giovanni Tarcagnota ( L’Adone , 1550) e di Girolamo Parabosco ( Favola d’Adone , 1553) 6; ma a queste aggiungerei anche le Stanze nella Favola d’Adone di Lodovico Dolce (1545). 7 Marino , Adone , I, 8, 5. 5 Perché sentì l’esigenza di alterare la tradizione? In effetti il poeta si ritrovava per le mani una favola lisa, ormai portata a memoria dal pubblico e perciò per riciclarla non poté permettersi di riprendere la nota tiritera, né sarebbe bastata la vertigine dello stile; pena assicurata sarebbe stata l’oblio, l’esilio dalle « pregiate opre gentili» 7. 8 Nella mia riflessione non prendo in considerazione l’interpretazione cristologica avanzata per prim (...) Lo scopo del cambiamento, a mio avviso, è stato quello di parodiare, e magari di annientare, quella medesima narrazione primitiva, rendendola una burla, una commedia, sebbene recitata con i gesti solenni e gli addobbi della tragedia 8. 9 Per le citazioni del testo si è fatto uso di Marino 2013. Per la mia analisi mi soffermo sulle ottave 93-97: quelle in cui il giovane prova a fuggire alla rozza e giocosa violenza dell’animale, forse ancora più traumatizzante per uno come lui abituato alle competenze di Venere 9. Per comprendere quello che dirò di seguito, oltre a riportare i versi, può tornare utile rammentare in modo lesto gli episodi del canto che ho letto. 10 In particolare, quella del processo al cinghiale è nell’idillio pseudo-teocriteo, e nella rielabora (...) 6 Aurilla, personaggio ereditato da Nonno, informa Marte della relazione tra Venere e Adone, innescando così le azioni che porteranno alla morte del ragazzino; il dio si mette in combutta con Diana per preparargli l’imboscata; Adone si traveste con le armi di Meleagro ed occupa una zona vietata del parco di caccia; qui viene ucciso dal cinghiale ma riesce ad apparire nei sogni di Venere che così si precipita a vedere morire l’amante che aveva plagiato. Lo piange e per un po’ se ne strazia. A questo punto, invece di terminare la fabula con questa scena tragica e nei toni di un patetismo d’ufficio, Marino pensò di corrompere l’unità di sentimento del canto e impiegò due altre storie 10: una che, per contrasto, si può definire comica, o parodistica, e mi riferisco al processo che s’installa contro il cinghiale; e il finale dove si pone il suicidio di Aurilla, amplificando in questo caso i sentimenti luttuosi. Quando ciò mira Adon, riede in sestesso  93ª tardi pentito e meglio si consiglia. Pensa alo scampo suo se gli è permesso e teme e di fuggir partito piglia, perché gli scorge in risguardarlo appresso quel fiero lume entro l’orrende ciglia ch’ha il ciel talor, quando tra nubi rotte, con tridente di foco apre la notte. Fugge, ma’l mostro innamorato ancora  94ª per l’istesso sentier dietro gli tiene ed intento a seguir chi l’innamora per abbracciarlo impetuoso viene. Ed ecco un vento al’improviso allora, se Marte o Cinzia fu non so dir bene, che per recargli alfin l’ultima angoscia gli alzò la vesta e gli scoprì la coscia. Tutta calda d’amor la bestia folle  95ª senza punto saper ciò che facesse, col mostaccio crudel baciar gli volle il fianco che vincea le nevi istesse e, credendo lambir l’avorio molle, del fier dente la stampa entro v’impresse. Vezzi fur gli urti: atti amorosi e gesti non le insegnò Natura altri che questi. Vibra quei lo spuntone e gli contrasta  96ª ma l’altro incontra lui s’aventa e serra, rota le zanne infellonito e l’asta che l’ha percosso e che’l disturba afferra e di man gliela svelle e far non basta Adone alfin che non sia spinto a terra. L’atterra e poi con le ferine braccia il cinghial sovra lui tutto si caccia. Tornando a sollevar la falda in alto  97ª squarcia la spoglia e dala banda manca con amoroso e ruinoso assalto sotto il vago galon gli morde l’anca, onde si vede di purpureo smalto tosto rubineggiar la neve bianca. Così non lunge dal’amato cane lacero in terra il meschinel rimane. 7 Il Cavaliere, avendo capito nel dettaglio come funziona il materiale mitologico a sua disposizione, decise di smontare quel marchingegno e di ricostruirlo con una foggia alterata e, barocchissimamente, di oltraggiarla. Per farlo, smuove il catalogo, lo rielabora a suo piacimento e permette al mito stesso, per quanto sfigurato, di sopravvivere, e, ripartendo da Nonno, garantisce alla “macchina mitologica” di proseguire a filare l’intreccio del proprio textum : 11 Calasso 1991, 371. Sono passati quindici secoli, e i lettori che hanno capito Nonno si possono contare sulle dita di una mano. Giovan Battista Marino, che lesse Nonno nella traduzione latina di Eilhard Lubin (Hanau, 1605), non ebbe dubbi: quello era l’unico antagonista di Omero, l’unico che potesse scrollare dal verso ogni sobrietà eroica e incoraggiare ogni voluta e volteggio, pur conservando una cornice di immensa vastità. Di questo aveva bisogno, il Marino, per il suo Adone: di un appoggio antico per schivare finalmente ogni liberazione di Santo Sepolcro o altra impresa di nobile ardire, e così abbandonarsi a un progetto che suonava sino allora blasfemo: intrecciare in un epos sconfinato una moltitudine di ghirlande erotiche 11. 12 Oltre al già citato processo al cinghiale, cfr. supra nota 10, può tornare utile rammentare che per (...) 13 « È del poeta il fin la meraviglia | (parlo de l’eccellente e non del goffo): | chi non sa far stupi (...) 8 Pe r forza, dunque, Marino dovette (re)inventarsi qualche fantasia degli eventi 12, un genio nuovo che però tenesse fede al suo programma di stupore e incantamento 13 e che poggiasse con agio sull’elemento portante del libro, ossia lo scialo della lingua. Questo folle volo volle essere la sdegnosa conferma – almeno in poesia – del primato dell’atto espressivo su quello comunicativo e, tutto sommato, del logos sul mythos . 9 Tanto fascino stilistico si esprime su più livelli: innanzitutto nella stringatezza degli avvenimenti (la fabula vera e propria è miserabile) che, al contrario, attraverso un fastoso e sheheraza d iano intreccio d’avventure e di cornici labirintiche, privilegia la minuzia, le nugae , l’estro luccicante e attraente; si svela nella maestà dei corpi, in primis quello adolescente e netto di Adone; si dispiega nell’ambiente comodo e nelle abitudini cortigiane. Un insieme, insomma, di bambagia e di lustrini cui l’episodio crudo e inatteso del terzultimo capitolo permette la parodia del mito, pur senza dare scandalo, per mezzo dell’immagine di avvenenza che seduce e che istiga alla pugna maxima tra il suino e l’inesperto predatore. 14 Jesi 1967, 16. 10 Ed è qui che Adone impersona compiutamente la figura del «dio-demone, meraviglioso e orrido» 14, nella miscela di una vicenda ludica che, tuttavia, lo porterà alla rovina. 15 Come ho già accennato (nota 8) la mia impressione è che Marino sfrutti gli strumenti retorici e sce (...) 11 C’è poi da considerare il fatto che egli è un dèmone umano, tant’è che muore. Ciononostante, tale variante non abroga l’idea d’una divinità intesa come l’“incarnazione” del puer aeternus (ch’è pure amato da una dea) che si verifica attraverso dei sovvertimenti acuti e complicati del gioco delle parti. Capovolto è il cacciatore che viene braccato; il maschio che da seduttore è sostituito dal molle ἐρώμενος , perdipiù d’una donna; mentre Venere, che all’inizio è la perversa ammaliatrice e l’astuta istigatrice, muta in Mater dolorosa 15. 16 Jesi 2002, 37. 17 Mentre nella prospettiva di Jesi e di Kerényi il mito di Ovidio non è già più il mito “genuino”. 12 Tutto ciò ingagliardisce l’ipotesi che si tratti di sobbalzi, di rovesciamenti che agevolano l’apparizione, magica o miracolosa, di un «passato latente nella psiche» 16. Non entro nel territorio scivoloso e da me per niente conosciuto della psicanalisi, tuttavia si potrebbe mettere di mezzo l’omosessualità di Marino per provare a giustificare queste deviazioni. Comunque sia, ciò che conta è che lo scrittore fino alle ottave che sto leggendo sembra preoccupato solamente di dilatare e sfilacciare la biografia di quest’amore tanto frivolo quanto sciagurato con il suo ipnotico abracadabra di rime e di deliziosi giochi di parole. Schiva, invece, la possibilità di dare una psicologia a quel poveretto, e non pensa nemmeno di rinnovare la sua indole votata alla passività, tanto erotica quanto intellettuale. Adone fa quello che gli si dice di fare – cioè amare la diva – e dopo gli si concede di andare a prendere aria nel suo giardinetto, e lì sfogare la frustrazione di sfruttato ammazzando altre povere creature ancora più deboli e afone di lui. L’innamoramento del cinghiale, inoltre, non è dovuto esclusivamente all’avvenenza di Adone quanto all’errore, goffo e inconsapevole, dello scambio dell’arnese di caccia. In ciò già si può capire come il tentativo di Marino sia quello di trasformare la tragica sorte del protagonista in un’avventura che pur nella lingua smaltata non conserva granché del mito ovidiano preesistente e cristallino per il “lettore medio” 17 cui si confondono appendici narrative che ridicolizzano la memoria dello sventurato. 18 Il processo del cinghiale è già nell’ Adone morto pseudo-teocriteo: «Ti giuro, Citera, per te stessa (...) 19 Marino , Adone , XVIII, 95, 2-4. Cfr. questi versi con « Pallida no, ma più che neve bianca »: F. Petra (...) 13 Con tali premesse si dovrebbe pensare che il poema dovrebbe uscirne fatto a pezzi, svilito nella sua essenza lirica e immiserito della sua grazia; e invece Marino riesce a (ri)caricarlo grazie al riscoperto 18 e aspero contenuto e, soprattutto sostituendo alla morte (pur disgraziata) del valente cacciatore con quella, si può dire, grottesca e vittima due volte: prima dell’amore innaturale d’una maiale selvaggio e poi, mortalmente, della sua sgraziata euforia e della sua ignoranza degli squisiti fatti di letto: «senza punto saper ciò che facesse, | col mostaccio crudel baciar gli volle | il fianco che vincea le nevi istesse» 19. 20 Jesi 1973, 106. 14 La macchina , voglio dire, ha continuato a percorrere chilometri, accumulando nuovi detriti mitologici tanto reali quanto i precedenti, altrettanto utili che i vecchi. È stato così che l’ Adone ha formato un nuovo strato geologico sulla piattaforma dell’archetipo. Non si tratta, dunque, di varianti ma di lastre che sono talmente compresse alle precedenti da formare un’unica placca. Questa concezione in verticale solo in apparenza contrasta con quella di Vico che pensava che «la vicenda storica della “scienza del mito” è davvero un perenne girare in cerchio» 20, e semmai la rafforza. 15 Certo, ciò che rende interessante il caso di Marino è il fatto che tale produzione non ebbe, né può avere, il fine politico nel significato con cui Jesi usò la parola “mito” e da cui mise in guardia. Il libro in questione quando uscì non poté essere ritenuto altro che una favola utile a ingentilire e a decorare l’esistenza del lettore; eppure vorrei sostenere che proprio questo impiego di svago contribuì, in quel contesto particolare, a tecnicizzare e falsificare il mito d’Adone. Fu difatti la fruizione consumistica che garantì che la fabbricazione apparisse gratuita, utile solamente a far passare il tempo a Parigi e a Roma ai giovani signori della tifoseria tassiana. 16 Come si verificò questo accomodamento alla nuova situazione? Innanzi tutto prolungando i tempi della narrazione, e non solo della leggenda arcinota che di solito s’interrompe con la morte e la metamorfosi naturale del ragazzo, ma addirittura inscenando un sequel , anch’esso ingigantito e enfatizzato dalla novità del funerale e dei giochi commemorativi. Gli ultimi due canti, infatti, tutto sommato, assomigliano di più a un happy ending ( condicio della commedia) che non alla conclusione d’un atto dalle conseguenze che, per quanto scenograficamente inebrianti, rimangono comunque, nella loro apparenza narrativa, la parodia di un evento tragico. 21 Bàrberi Squarotti 2000, 362. 22 Sul concetto di Vanità si basa del resto il progetto didascalico e moraleggiante del poema che già (...) 17 Questo è, in tutta la sua evidenza, il metodo utilizzato da Marino che, con la più invidiabile disinvoltura, agli emendamenti preferì lo spropositato accumulo. Tuttavia, mi sento di affermare che proprio in quest’incomprensibile immensità stia la più interessante innovazione, tanto da poter dire che l’ Adone è per davvero il primo romanzo “modernista” italiano con un personaggio qualitativamente sveviano, un Rubè o, meglio ancora, un Michele Ardengo che, invece della pistola, si mette in mano la freccia di Eros senza saper bene cosa farsene. La sua non è solo inesperienza ma inidoneità alla vita, tant’è che l’ Adone è «la negazione del romanzo di formazione: le peripezie non conducono né a una crescita, né a un riscatto, ma a una fatale perseveranza nell’errore» 21; a essere narrata è un’esistenza che, difatti, “modernisticamente” si conclude con un nulla di fatto e dove l’evento drammatico è esclusivamente l’espediente utile a dichiarare la vanità della vita stessa 22. 23 Potrebbe magari pensarsi a uno sconto delle colpe materne quando Marino pone sulla medesima linea l (...) 18 Ed è in questa concezione profondamente pessimista che Marino individuò una vacanza narrativa e stilistica rispetto ai precedenti nella parodia. La severità del mito antico diviene un gioco cui far partecipare un personaggio bislacco com’è la fiera innamorata. È da queste premesse che Adone, un pezzo di ragazzo, è tenuto muto, reso effeminato, sprovveduto, sedotto dalla Ur -Mrs. Robinson, preso in giro da Amore a tal punto da morirne per la penetrazione mancata d’un cinghiale. L’aspetto peggiore della sventura è che in tanta disperazione non v’è dolo, né colpa né sacrificio 23. Tutto si risolve in sbigottimento, stupore e – evviva per Marino! – meraviglia. 19 Perfino i luoghi non sono né familiari né completamente inesplorati. Il giardino, difatti, cos’altro è se non una presa in giro rispetto agli spazi ben più ampi che un eroe si meriterebbe. È un playground che si trasforma in una scena delittuosa e macabra e, infine, luttuosa e cimiteriale: «lacero in terra il meschinel rimane» (XVIII, 97, 8). 20 L’evento violento, la lotta tra la forza apollinea e la dionisiaca, è seguito dalla miracolosa e serena trasformazione di Adone in anemone. Questo avvicendamento di registri, dal brio alla follia alla mestizia; la scena di caccia in cui un cinghiale s’innamora del proprio potenziale assassino, si presentano come la figura , l’ombra delle feste dionisiache: 24 Nietzsche 1977, § 2, 28. Quasi dappertutto il nucleo di queste feste consisteva in un’esaltata sfrenatezza sessuale, le cui onde spazzavano via ogni senso della famiglia e dei suoi venerandi canoni; venivano qui liberate proprio le  bestie più selvagge della natura, fino a quell’orribile  miscuglio  di voluttà e crudeltà, che a me è sempre apparso come il vero “beveraggio delle streghe” 24. La ripresa mariniana della bestia infoiata può dunque considerarsi come un tentativo di unione, di miscela, ma pure di lotta e di tumulto tra le due forze divine. 21 A conclusione del mio ragionamento, presento due esempi novecenteschi, il secolo neo-barocco, a riprova che la strategia mariniana non è stata un hapax narrativo ma che è stata compresa e, a sua volta sfruttata e ripresentata. Queste repliche – che dimostrano la bontà delle riflessioni jesiane – sono quelle di Gadda e di Patti. 25 Gadda 1987, 546. 22 Il primo rende Adone un personaggio edipico: «Il figlio ha un vero cinghiale contro – il giovinetto ha un cinghialetto da nulla. Eppure Venere elegge quand même il giovane e viene a bafouer l’uomo (il Figlio)» 25. Di fatto, Gadda ha capovolto il mito e la sua interpretazione ponendo “il figlio” in una camera di specchi e sostituendo il giovane annoiato da tutto se non dal suo trastullo da una maschera che conosce bene gli inganni dei ruoli. 23 L’altro documento, a mio avviso più chiaro e fruttuoso, viene da Un bellissimo novembre di Ercole Patti ( 1967). Qui Nino ( alias Adone) si trova a invaghirsi della zia (Venere). Con lei fa un bagno, sebbene domestico, e con lei passa del tempo in campagna dove si compie sia il rito della vendemmia (Dioniso) sia quello della caccia, che si conclude quando: 26 Patti 1971, 147. il suo corpo senza vita rimase col viso rivolto al cielo e le gambe allargate su quel duro masso di lava. La camiciola a strisce bianche e blu che la madre gli aveva comprato due giorni prima in quel negozio di via Lincoln e che era tanto piaciuta alla zia Cettina era strappata su un fianco. Sul suo volto di adolescente dai capelli di un biondo scolorito dal sole e dal mare era spuntata sullo zigomo una chiazza rossa 26. 24 Cos’altro è questa scena se non un’originale revisione del mito che ormai conosciamo così bene? Se Marino, per i casi suoi, ha trasportato, linguisticamente la vicenda nelle zone più brillanti e malinconiche del Barocco, Patti l’ha piazzata in quella vellutata e composta e perbenista della borghesia siciliana prefascista. 27 Jesi 1973, 106. 25 Per quanto per Jesi la “scienza del mito” non includa le rielaborazioni letterarie della mitologia, a me invece pare plausibile voler pensare che la letteratura vi contribuisca e che a pieno titolo faccia parte di quel moto complessivo che è «la vicenda storica della “scienza del mito” è davvero un perenne girare in cerchio» 27. Se, dunque, Jesi ha sconfessato l’uso barbaro e spregevole che i tedeschi hanno voluto fare di certi miti e della loro maligna macchinazione, il mio resoconto, pur poggiando su quelle argomentazioni, dimostra come sia possibile il contrario. È l’arbitrio che concede di farne l’uso più congeniale alla propria civiltà. Marino o Gadda o Patti hanno prescelto del pharmakon il significato salutare e hanno scartato quello distruttivo. La loro scelta ha così contribuito a mantenere in movimento lo strumento meccanico che fabbrica e sparge le regalie della menzogna. Haut de page Bibliographie Bàrberi Squarotti 2000: G. Bàrberi Squarotti, Selvaggia dilettanza. La caccia nella letteratura italiana dalle origini a Marino, Venezia 2000. Bertolio 2014: J. L. Bertolio, «Stabat Venus dolorosa nell’Adone di Marino», Quaderni d’italianistica 35, 2 (2014), 99-124. Colombo 1996: A. Colombo, «Ora l’armi scacciano le muse». Ricerche su Gian Battista Marino (1613-1615), Roma 1996. Calasso 1991: R. Calasso, Le nozze di Cadmo e Armonia, Milano 1991. Debenedetti 1999: G. Debenedetti, Il bestiario di Tecchi, in Id., Saggi, Milano 1999. Gadda 1987: C.E. Gadda, Appendice, in Id., La cognizione del dolore, a cura di E. Manzotti, Torino 1987. Grilli 2014: A. Grilli (a cura di), Adone. Variazioni sul mito , Venezia 2014. Jesi 1967: F. Jesi, Germania segreta. Miti nella cultura tedesca del ’900 , Milano 1967.

Jesi 1973: F. Jesi, Il mito, Milano 1973. Jesi 2002 : F. Jesi, Letteratura e Mito, Torino 2002. Kerényi 1964: K. Kerényi, «Dal mito genuino al mito tecnicizzato – Discussione», in E. Castelli (a cura di), Tecnica e casistica. Tecnica, escatologia e casistica (Atti del Convegno indetto dal Centro internazionale di studi umanistici e dall’Istituto di studi filosofici, Roma 7-12 gennaio 1964), Roma, Istituto di studi filosofici, Roma 1964. Marino 1913: G. Marino, Poesie varie , a cura di B. Croce, Bari 1913.

Marino 1988: G.-B. Marino, L’Adone , a cura di G. Pozzi. 2 voll, Milano 1988. Marino 2013: G.-B. Marino, Adone , a cura di E. Russo, Milano 2013. Martini 1993: A. Martini, «L’Adone di Gian Battista Marino», in Letteratura italiana, diretta da A. Asor Rosa, Le opere, II, Torino 1993, 777-797. Nietzsche 1977: F. Nietzsche , La nascita della tragedia , Milano 1977. Ortese 1986: A.M. Ortese, L’Iguana , Milano 1986. Russo 2008: E. Russo, Marino , Roma 2008. Patti 1971: E. Patti, Un bellissimo novembre , Milano 1971. Tomassini 2009: S. Tomassini (a cura di), Variazioni su Adone . II. Libretti musicali e di ballo (1614-1898) , Lucca 2009. Torre 2009: A. Torre (a cura di), Variazioni su Adone . I. Favole lettere idilli (1532-1623) , Lucca 2009. Torre 2014: A. Torre, «L’edonista riluttante. Erotismo, sessualità e mito adonico nel Rinascimento», Italique 17 (2014), 73-101 . Vox 1997: Carmi di Teocrito e dei poeti bucolici greci minori , a cura di O. Vox, Torino 1997. Haut de page Notes 1 Debenedetti 1999, 1207. 2 Ortese 1986, 30. 3 Militiae species amor est : Ovidio , Remedia amoris, II, 233. 4 Mutuo il termine da Kerényi 1964, 163-164. 5 Una visione d’insieme sul mito è data da Torre 2009 e Tomassini 2009; mentre un’utile scelta antologica che comprende Teocrito, Bione, Ovidio, Ronsard, Shakespeare, La Fontaine, Shelley e Yeats è data in Grilli 2014. 6 Cfr. Russo 2008, 285. 7 Marino , Adone , I, 8, 5. 8 Nella mia riflessione non prendo in considerazione l’interpretazione cristologica avanzata per primo da Pozzi (cfr. in Marino 1988 ma anche Bertolio 2014 ) per due ragioni: sia perché quella lettura enfatizza l’uso metaforico di Adone in un contesto serio, mentre il mio impegno è votato all’opposto; sia perché la relazione tra Cristo e Maria è esclusivamente tra madre e figlio, mentre quella tra i personaggi del mito è duale, cioè materna e erotica. Questo non toglie che in Marino non si riscontrino elementi stilistici che ricalcano quelli adottati nelle descrizioni mariane, per cui rimando qui alla nota 15. 9 Per le citazioni del testo si è fatto uso di Marino 2013. 10 In particolare, quella del processo al cinghiale è nell’idillio pseudo-teocriteo, e nella rielaborazione di Minturno e di Tarcagnota. Sui precedenti cfr . Torre 2014. 11 Calasso 1991, 371. 12 Oltre al già citato processo al cinghiale, cfr. supra nota 10, può tornare utile rammentare che per la scena dell’innamoramento Marino avrà senz’altro tenuto conto dei versi di Tarcagnota ( L’Adone , XXIV) in cui si anticipò il momento del vento che scopre la coscia di Adone: «L’accesa bestia quando vide ignuda | la coscia del figliuol di sua sorella, | quande vide l’avorio, che la cruda | Aura scopria, d’ogni merce rubella; | quasi che alcun con man li prema e chiuda | il cor, cui nuovo stral punge e martella; | si sente venir men, si sente fuoco | divenir tutta, e ‘n se non ha più luoco» ; mentre per l’incidente della freccia di Cupido, rimando a Anguillara che fa entrare in scena il cinghiale già al momento dell’innamoramento (cfr. Le Metamorfosi di Ovidio ridotte in ottava rima , X, 222): « Era venuto in quelle parti à caccia | Quel Re, ch’à Marte poi si fè rivale: | E coraggioso allhor seguia la traccia | D’un alto, crudo, e intrepido Cinghiale. | À punto ella in quel tempo il vide in faccia, | Che ’l petto le ferì l’aurato strale. | Fere il Cinghiale intanto Adon co’l dardo, | Poi la Dea vede, e lei fere co’l guardo.» 13 « È del poeta il fin la meraviglia | (parlo de l’eccellente e non del goffo): | chi non sa far stupir, vada alla striglia!»: Marino 1913, 395, vv. 9-11. 14 Jesi 1967, 16. 15 Come ho già accennato (nota 8) la mia impressione è che Marino sfrutti gli strumenti retorici e scenici già riscontrabili nella letteratura sacra ma che il suo intento non è quello di creare un parallelo tra la vicenda della morte di Cristo e quella di Adone in cui non si può ritrovare un’escatologia. 16 Jesi 2002, 37. 17 Mentre nella prospettiva di Jesi e di Kerényi il mito di Ovidio non è già più il mito “genuino”. 18 Il processo del cinghiale è già nell’ Adone morto pseudo-teocriteo: «Ti giuro, Citera, per te stessa e il tuo sposo, e per queste mie catene, e per questi cacciatori, il tuo sposo, così bello, non volevo colpirlo, ma lo contemplavo come una statua e, non sopportando il bruciore, quella coscia che aveva nuda, smaniavo di baciarla»: in Vox 1997, 483. 19 Marino , Adone , XVIII, 95, 2-4. Cfr. questi versi con « Pallida no, ma più che neve bianca »: F. Petrarca , Trionfo della morte, I, 166. 20 Jesi 1973, 106. 21 Bàrberi Squarotti 2000, 362. 22 Sul concetto di Vanità si basa del resto il progetto didascalico e moraleggiante del poema che già nell’ incipit ammonisce che « smoderato piacer termina in doglia» ( Marino , Adone , I, 10, 8) e si accerta nel funesto gesto e si compie nel penoso lutto: anch’esso predetto assai avanti: « e temea [Venere] non le fusse al’improviso | dentro le braccia un dì colto ed ucciso» ( ivi , IX, 199, 7-8). 23 Potrebbe magari pensarsi a uno sconto delle colpe materne quando Marino pone sulla medesima linea l’innamoramento del cinghiale e quello di Mirra col padre Cinira: « e Mirra, di cui nacque Adone il bello, | ad amar s’accendesse il genitore? | Qual meraviglia fia che questo e quello | per la propria sua specie infiammi Amore, | se nel cor d’una fera ebbe ancor loco | sì violento e mostruoso foco?» (XVIII, 86, 3-8). 24 Nietzsche 1977, § 2, 28. 25 Gadda 1987, 546. 26 Patti 1971, 147. 27 Jesi 1973, 106. Haut de page Pour citer cet article Référence électronique Gandolfo Cascio , « Il cinghiale e il ragazzo bello. Su «Adone» XVIII  » , Mythos [En ligne], 13 | 2019, mis en ligne le 01 décembre 2019 , consulté le 11 novembre 2020 . URL  : http://journals.openedition.org/mythos/918; DOI : https://doi.org/10.4000/mythos.918Haut de page Auteur Gandolfo Cascio Universteit Utrecht, Faculty of Humanities; Trans 10, 3512 JK Utrecht, Paesi Bassi g.cascio(at)uu.nl Haut de page Droits d’auteur MythosHaut de page Sommaire - Document précédent - Document suivant Navigation Index Auteurs Mots-clés Numéros en texte intégral 13 | 2019 12 | 2018 11 | 2017 10 | 2016 Tous les numéros La revue Présentation Les comités Normes rédactionnelles Informations Contact Crédits du site Politiques de publication Suivez-nous Flux RSS Lettres d’information La Lettre d’OpenEdition Affiliations/partenaires ISSN électronique 2037-7746 Voir la notice dans le catalogue OpenEdition Plan du site – Contact – Crédits du site – Flux de syndication Nous adhérons à OpenEdition – Édité avec Lodel – Accès réservé Rechercher dans OpenEdition Search Vous allez être redirigé vers OpenEdition Search Dans tout OpenEdition Dans Mythos Rechercher Français English Italiano Partager Facebook Twitter Google+ "> Accueil Catalogue des 546 revues OpenEdition Search Tout OpenEdition Français English Italiano Portail de ressources électroniques en sciences humaines et sociales OpenEdition Nos plateformes OpenEdition Books OpenEdition Journals Hypotheses Calenda Bibliothèques et institutions OpenEdition Freemium Nos services OpenEdition Search La lettre d'OpenEdition Suivez-nous OpenEdition Books Calenda Hypothèses OpenEdition Journals OpenEdition OpenEdition Search

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Il cinghiale e il ragazzo bello. Su «Adone» XVIII, barbara italiana completa

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Ha un fisico da modello, è bello, molto intelligente, acculturato, simpatico, (probabilmente pure ricco) ecc... il problema sono io! innanzitutto sono abbastaza bruttina, non sono grassa però non ho certo un fisicaccio come il suo.. e mi sembra impossibile che un belloccio simile possa essere interessato a una ragazza anonima come me! Infatti non mi faccio mai sentire, non gli chiedo io di uscire perchè mi sentirei stupida a farlo visto che potrebbe permettersi di uscire con modelle, però lui mi cerca, penso di stargli almeno simpatica e in generale dice di essere abbastanza sfortunato con le ragazze... e di sperare di trovare la ragazza giusta.. (è pure un ragazzo serio!) Possibile che un bel ragazzo del genere si interessi a una bruttina come me? Raccontatemi le vostre esperienze o consigliatemi perchè sono un bel pò confusa... Grazie!! Vedi altro Il tuo browser non può visualizzare questo video fergus74 31 gennaio 2012 alle 19:57 .... Guarda, se un uomo ti vuole tanto bruttina non devi essere Quindi: sì è possible che sia attratto da te. Quindi piantala di farti le paranoie e goditi la situazione, e anche ti mollasse almeno ti sei tolta la soddisfazione di spupazzarti un bel manzo Mi piace fergus74 31 gennaio 2012 alle 20:00 .... Diciamo che comepeso sembro proprio un manzo Mi piace A aris_11773508 31 gennaio 2012 alle 20:05 Bah, io ho avuto pessime esperienze. Ti premetto che da ragazza piuttosto brutta quale sono non sono mai andata a alla "ricerca" di ragazzi belli con cui iniziare una frequentazione. L'ultimo che ho frequentato però era particolarmente bello e non posso negare che ciò sia stato fonte di frustrazione per me. Andare in giro insieme e vedere che 9 ragazze su 10 se lo mangiavano con gli occhi oppure aver la sfortuna di conoscere alcuni suoi amici e sapere (perché tanto è così) che intimamente pensano "ma che ci fa lui con questo ciospo di tipa?", non è proprio facilissimo da digerire. Poi la cosa è finita per altri motivi, ma fosse continuata, probabilmente sarei stata "divorata" dai miei stessi pensieri. Però se lui sembra davvero interessato a te, perché precluderti a priori questa conoscenza?! In bocca al lupo Eden Mi piace fergus74 31 gennaio 2012 alle 20:12 .... Sì ma edenbloomy piace, io non son mai piaciuto Mi piace D Debbie47705078 31 gennaio 2012 alle 20:27 Eccerto! ti racconto una mia esperienza "estrema" di tanti anni fa : studiavo a firenze (università) e una volta andai a vestire i modelli di Pitti Uomo. era un lavoretto che molte ragazze facevano durante l'evento, ovvamente il fatto che per "toccare" degli adoni ti pagassero pure faceva in modo che per entrarci la lotta fosse dura.. ma a parte questo, insomma ci andai! e mi toccò un modello cubano (mi pare Jairo, o Janiro, non ricordo più bene) che era la fine del mondo, e che da oltre un mese già primeggiava in manifesti da 6 metri x 3 in tutta firenze!! durante la sfilata (e un po prima, e un po dopo) ovviamente chiacchieravamo un po', qualche scambio di battute, poca roba in ogni caso, perchè i tempi erano strettissimi e c'era da correre. insomma, alla fine della sfilata (dopo la quale ci sarebbe stato un party privato cui tutti i modelli e quelli del settore avrebbero partecipato) mi chiese se volevo accompagnarlo! sgranai gli occhi esattamente così e balbettai che no, grazie, non mi sembra davvero il caso... anche allora come adesso non ero una gran gnocca, e mi sentii a disagio solo al pensiero.. e allora molto candidamente mi "supplicò" (sic!) di poter venire a casa mia! a parte il rischio infarto delle mie coinquiline quando entrai con questo essere di altri mondi, chiacchierando mentre andavamo a casa mia in autobus, mi spiegò che aveva desiderio di una serata "normale", non ne poteva più nè del suo ambiente, nè tanto meno di tutte le strafighe (modelle e non) che frequentava suo malgrado e che passavano il tempo comunque a fare le strafighe e a pretendere che le si acclamasse come tali con tutte le dovute attenzioni... aveva bisogno di persone "normali" possibilmente non egocentriche, perchè le strafighe succhiano il sangue altrui... pensai per un attimo che, a voler sottilizzare, certo indirettamente non mi aveva fatto un gran complimento... ma poi decisi di passarci sopra... questo è un esempio 'estremo', come dicevo, ma ogni tanto ci ripenso, perchè mi dà sempre degli spunti di riflessione... specialmente quando incontro le strafighe... Mi piace D Debbie47705078 31 gennaio 2012 alle 21:00 Bello era lui!!! Mi piace D Debbie47705078 31 gennaio 2012 alle 21:22 Sai che dopo aver scritto il mio commento ho provato a cercarlo su internet? solo che non l'ho trovato... son passati tanti anni, sigh... non mi viene in mente nessun personaggio di riferimento, ma ricordo benissimo il manifesto pubblicitario di cui ho parlato in cui appariva con un'orrenda magliettina a rete... ma era gnocco lo stesso! Mi piace S semele_11740760 31 gennaio 2012 alle 21:26 Ma sai sarebbe davvero triste pensare che una coppia possa funzionare se e solo se si è di pari livello estetico. Ognuno di noi ha milioni di caretteristiche, il fisico è una di queste a cui in verità ci si assuefà molto presto. 1 mi piace - Mi piace K kanon_10912619 31 gennaio 2012 alle 21:32 Hahaha! il passo dai bei manzi a gerry scotti è breve vi ringrazio, ho capito il messaggio di fondo è: provaci, tanto cos' hai da perdere? alla fine è vero..forse avevo solo bisogno di sentirmelo dire! nemmeno io mi sarei mai sognata di fare la prima mossa con lui ma visto che si sta instaurando un bel rapporto ho iniziato a farmi domande...o meglio, paranoie! Speriamo in bene! Se nei prossimi giorni trovate un mio post nella sezione cuori infranti sapete già il perchè Mi piace Altre discussioni sullo stesso tema:: secondo voi sono bello? e' vero ..la felicita' è una cosa mooolto preziosa.....ma ciclo irregolare....mooolto irregolare....help me!!!! e' stato bello mi ha piantato sul più bello S semele_11740760 31 gennaio 2012 alle 23:27 che tristone che sei Mi piace fergus74 31 gennaio 2012 alle 23:30 ... troppo tardi Mi piace D dina40408325 31 gennaio 2012 alle 23:32 sto sermone vuoto e inutile fa tanta tristezza, scusa la franchezza, ma come si puo' parlare seriamente di tali scemenze? belli e brutti, l''argomento piu' in auge di questo forum Mi piace K kanon_10912619 1 febbraio 2012 alle 12:41 Scemenze? secondo me i dubbi che ho sono più che legittimi.. Non credo che l'aspetto estetico non conti in una relazione.. Se proprio posso credere che bello e brutto siano soggettivi...e che siano importanti anche altri aspetti ma la favola de: ''l'aspetto fisico non conta'' non me la bevo! Almeno per me non è così e lo ammetto.. Non riuscirei a innamorarmi di qualcuno x cui nn provo attrazione fisica... Ma questo è solo il mio personale pensiero! 1 mi piace - Mi piace I ismene_11512999 1 febbraio 2012 alle 13:29 anke a me è capitata la stessa cosa..mi piaceva un ragazzo...poi siccome conoscevo un suo amico....gli h detto di parlargli un pò di me....di dirgli k mi interessava...anke se io avevo paura k non gli piacessi...!!!! lui è alto un fisico fantastico...io invece sono bassa è molto magra adesso (x causa di un'incidente stradale k h avuto)......ci siamo frequentati x un pò...e lui si è subito affezzionato a me...e io mi sono innamorata di lui.... ....sono cose k succedono.....ed ora stiamo insieme da quasi un'anno....!!!! e poi quel k dv preoccuparti e se gli piaci caratterialmente non esteticamente....!!!!!dai k andraà ttt bene....!!!! Mi piace I ismene_11512999 1 febbraio 2012 alle 13:31 In risposta a ismene_11512999 anke a me è capitata la stessa cosa..mi piaceva un ragazzo...poi siccome conoscevo un suo amico....gli h detto di parlargli un pò di me....di dirgli k mi interessava...anke se io avevo paura k non gli piacessi...!!!! lui è alto un fisico fantastico...io invece sono bassa è molto magra adesso (x causa di un'incidente stradale k h avuto)......ci siamo frequentati x un pò...e lui si è subito affezzionato a me...e io mi sono innamorata di lui.... ....sono cose k succedono.....ed ora stiamo insieme da quasi un'anno....!!!! e poi quel k dv preoccuparti e se gli piaci caratterialmente non esteticamente....!!!!!dai k andraà ttt bene....!!!! e ora anke lui si è innamorato di me.... Mi piace Altre discussioni sullo stesso tema:: muble muble, bello sono bello anche un po modesto fermarsi sul più bello... titolosciare e' bello ma che bello rincorrerti un ragazzo mooolto più grande di me...che fare? hilfe! fergus74 1 febbraio 2012 alle 13:35 In risposta a kanon_10912619 Scemenze? secondo me i dubbi che ho sono più che legittimi.. Non credo che l'aspetto estetico non conti in una relazione.. Se proprio posso credere che bello e brutto siano soggettivi...e che siano importanti anche altri aspetti ma la favola de: ''l'aspetto fisico non conta'' non me la bevo! Almeno per me non è così e lo ammetto.. Non riuscirei a innamorarmi di qualcuno x cui nn provo attrazione fisica... Ma questo è solo il mio personale pensiero! .... Ragazza mia tra "l'aspetto fisico non conta nulla" e "non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace" c'è UN ABISSO! Così come c'è un abisso tra "trovare bella una persona", un conto è "desiderarla". Monica Bellucci è, oggettivamente, bellissima; ma personalmente non mi suscita alcuna attrazione mentre mi fa un gran sangue (credici o no sono affari tuoi) Geppi Cucciari. Oh comunque vedi tu, se sei convinta di non essere all'altezza mollalo e amen, basta che poi non vieni a lamentarti di aver fatto una fesseria. Mi piace A asd29373168 1 febbraio 2012 alle 15:24 Racconto la mia storia DA quello che hai scritto manchi veramente di autostima!!!goditi il momento!!! io sono una ragazza normale...appena incontrai il mio attuale lui, lo trovai bellissimo e pensai anche io che lui fosse piu' bello di me(e chi non fa questo genere di pensieri almeno per una volta?),molto carismatico, spigliato, intelligente ma ora sinceramente non lo vedo piu' bellissimo come prima!!!!come se avessi fatto l'abitudine al suo viso!!mi vien da ridere!!! ma e' cosi'!! 1 mi piace - Mi piace mistake1977 1 febbraio 2012 alle 15:26 Forse avrai qualcosa a letto che lo convince... Mi piace A asd29373168 1 febbraio 2012 alle 15:33 Io conosco ragazzi anche sui 30 quindi uomini ormai che cercano ragazze molto meno attraenti di proposito perche' piu' disponibili..........!!!uomini di tutte le fasce sociali! Mi piace Torna al forum Ultimi thread dell'utente Numero di risposte Ultimo post ULTRA DOLCE SHAMPOO SOLIDO con il 94% degli ingredienti di origine vegetale Condividi Barilla Salse Pronte Condividi Tutti i colori e le sfumature dell'universo femminile. Rimani sempre aggiornata sulle ultime novità! Trovaci su Pinterest! LINES COTONE: Assorbenti con filtrante 100% in cotone a contatto con la pelle Condividi 54k 162k 97k 15k 26k Copyright © 1999-2020

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X Factor 14, le pagelle: Hell Raton sembra uscito da un film di Bigas Luna Alice nella città: che bella la 'manita' dei film sportivi Tutti gli articoli Noée Abita in 'Slalom' di Charlène Favier. Anno 2020, finisce un festival a ridosso di un Dpcm che chiude i cinema e i festival, poche ore dopo che una rassegna ha chiuso i battenti avendo portato quest’arte a Roma con tante declinazioni diverse. E in questi mesi così difficili, Alice nella città, scegliendo la strada più difficile e motivante – quella del ribadire l’identità facendo squadra con il sistema cinema (da Cannes a Venezia), invece di inseguire i soliti egoismi festivalieri –, ha avuto un ruolo fondamentale, con iniziative importanti nei mesi scorsi e con una selezione eccellente durante la Festa del cinema. Merito del lavoro straordinario, ormai da anni, di Fabia Bettini e Gianluca Giannelli, del loro team, di risultati di grande qualità. Come dimostra, ad esempio, quel pokerissimo di film che hanno lo sport come motore, centro creativo e di formazione, quasi una sezione nella sezione. E in effetti Alice nella città ha costruito il programma quest’anno con una serie di preziosi cerchi concentrici, dalla riflessione sui rapporti umani e gli errori che li minano, dall’indagine individuale su se stessi a quella sul corpo in trasformazione, passando per il racconto delle identità e delle terre in cui si radicano. E a radunarle tutte, probabilmente, troviamo questi cinque film che costruiscono un racconto strutturato e complesso, sensibile e avvincente. A partire dal più bello, Slalom, esordio folgorante di Charlène Favier. Noée Abita è Lyz, un carisma scenico straordinario e talento purissimo, capace di prendersi un film sulle spalle in tutta la sua complessità, dall’ambizione olimpica che ne erode adolescenza e innocenza fino al rapporto, quasi alla Whiplash, con il maestro, al contempo pungolo e repressore massimo, passando per quel corpo che insieme al cuore cambia, fa paura, esce fuori dalla comprensione di chi è abituato, in un’età in cui non è giusto farlo, a tenere tutto, troppo sotto controllo. Slalom è il racconto di una sciatrice, lanciata sulla pista ripida della vita, che evita i paletti non avendo paura di andarci coraggiosamente contro, di chi con adulta purezza insegue un sogno e sa come raggiungerlo, ma non sa quanto le costerà. Con i suoi ostacoli che vengono abbattuti e tornano su, ogni volta, appunto, come nello slalom, disciplina affascinante, elegante, dura, tecnica, estenuante, come la vita di Lyz. Favier la indaga come fa Kechiche con corpi e sentimenti, con una macchina da presa che pressa, invade la protagonista, ce ne restituisce respiri, fatica, emotività, dolore, potenza. Lascia fuori campo quasi tutto, ma basta un gesto a farti sentire addosso ogni momento, ogni rivoluzione. Quel corpo viene accarezzato quasi con violenza da una regia che pur non essendo morbosa, è implacabile. Come lo è Tigers, nel rivelarci la storia vera di un ragazzo, Martin Bengtsson, promessa del calcio, portato nel vivaio dell’Inter e, nel momento in cui doveva sbocciare come uomo e campione, annegato nella spirale di malattia mentale e droghe, cannibalizzato da un sistema cinico e da una fragilità chiusa dentro un corpo bugiardo, un sedicenne volontaria vittima che si offre al carnefice, perché vuole, deve farcela. Lyz e Martin, tra finzione e realtà, ci raccontano del sacrificio, delle rinunce, dell’altare di ambizione e denaro a cui consacrano la vita e in un attimo sci e calcio diventano (pre)testo di una metafora del mondo attuale, di cui lo sport come sempre è lente d’ingrandimento e al contempo di indagine microscopica, emblema e simbolo ma anche epico ed etico percorso di (tras)formazione. Il regista Ronnie Sandahl è bravissimo a ritrarre questo campione in provetta, questo ragazzo interrotto e imprigionato dal suo sogno, il non mondo in cui viene rinchiuso dalla società, l’ossessiva metodicità che diventa progressivamente autolesionismo, incapacità di rimanere in equilibrio dentro una vita assurda, che non ammette distrazioni perché è una performance costante (e che bravo Maurizio Lombardi a incarnare la follia di questa bolla assurda e feroce). Festini con alcol e droghe vengono evocati, e non solo, anche in Nadia, Butterfly, neve e erba lasciano spazio all’acqua, a una ragazza che a soli 20 anni non insegue un sogno, ma è di fronte alla decisione, personale, privata, sofferta di uscirne. E grazie al regista Pascal Plante, ex nuotatore professionista, riesci ad entrare nella testa, nelle braccia, nelle sensazioni di chi affida a un elemento accogliente e durissimo da domare come l’acqua la vita, i desideri, la voglia di superarsi. Solo chi ha fatto sport agonistico, anzi solo chi ha nuotato e sfidato se stesso può capire Nadia, ma la forza del film è il saper immergere lo spettatore dentro quel tritacarne che sa essere una disciplina così dura e difficile ad alti livelli, che pretende più di ciò che dà, che affida a pochi secondi, a qualche minuto anni e migliaia di ore di allenamento. Nadia alle Olimpiadi ci è arrivata, ha percorso ombre e luci della vita di campionessa e ora ci fa sentire addosso quel momento cruciale, doloroso che nessuno sportivo vorrebbe affrontare ma che allo stesso tempo troppi vivono come una liberazione. Grazie a questo film capiamo perché, riappropriarsi di sé è un bene più grande di qualsiasi medaglia, di ogni vittoria. E la capacità dell’opera di raccontarci ogni contraddizione, ogni spettro emotivo, tutti i dettagli di ciò che vive Nadia è racchiusa in una sceneggiatura di ferro, in un’attrice incredibile (Katerine Savard) e in una colonna sonora di rara forza. Non dimentichiamoci anche due documentari che hanno brillato nel firmamento di Alice nella città. Il primo è Climbing Iran, la storia di Nasim Eshqi, mani affusolate e forti decorate da uno smalto rosa, unica iraniana free climber, ritratta nella sua battaglia di sport, emancipazione e femminilità da Francesca Borghetti. Una rivoluzionaria che nel silenzio di una parete rocciosa urla muta il suo no ai divieti assurdi di un Paese che le rende difficile anche allenarsi o insegnare ad altri a superare i propri limiti. Roberto Salinas insieme alla co-autrice Laura Domingo Agüero invece ci racconta in Cuban Dancer di Alexis Valdes, Billy Elliot cubano, adolescente che vive il momento cruciale della sua carriera di ballerino trasferendosi da Cuba alla Florida, scontrandosi con un mondo del ballo, quello americano, diverso quasi quanto il modello educativo da cui proviene. Storia di riscatto e di abnegazione quella di Alexis, figlio di tassista che diventa étoile, narrata con altrettanta devozione ed empatia da due autori che vi hanno speso cinque anni e 250 ore di girato. E tornando al discorso sulle identità, potentissimo in questo Alice nella città 2020, è così bello ed emozionante e vero sentire questo ragazzo affermare con orgoglio “sono un ballerino cubano”. Perché se è vero che puoi e devi ballare ovunque, è vero che il giovane Valdes è connotato tanto da ciò che fa (non come il campioncino di Tigers, che si nasconde dietro l’essere calciatore, invece di farne una fonte vitale) quanto da dove proviene. Cinque tappe di un racconto indimenticabile. Come tanti momenti di questa sezione, quest’anno.

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